martedì 21 maggio 2013

I caffè storici


"...Che si dice nei caffe?"  questo chiedeva ai suoi consiglieri Carlo Alberto di Savoia ai suoi collaboratori per essere informato sulla situazione socio economica e politica del suo regno.
Probabilmente aveva intuito che proprio nei caffè storici della Torino di quel tempo sarebbe stata scritta parte della storia d'Italia.

E mentre De Gasperi era solito frequentare il Caffè Torino, Cavour il Caffè Fiorio, D'Azeglio, Giolitti ed Einaudi erano degli habituè del Baratti e Milano mentre Dumas aveva fatto proprio un tavolo da "poeta francese" al tradizionalissimo Bicerin.

Cerchiamo di seguire ora un itinerario che ci conduca non solo negli storici caffè ma anche in tutti quei bar, in quelle cioccolaterie che hanno fatto la storia di una città ricca di attrattive ma troppo spesso snobbato dai grandi itinerari turistici.

Partiamo dal caffè Al Bicerin in piazza della Consolata nr. 5:

Il bicerin


A quell'indirizzo fino 1763 c'era la bottega dell'acquacedrataio e confettiere Giuseppe Dentis che nell'ottocento la trasformò in cioccolateria.

Egli ebbe un intuizione che divenne talmente famosa da diventare praticamente la bevanda simbolo della città: partendo dalla "Bavareisa", una bevanda molto in voga all'epoca a base di cioccolato, caffè, latte e sciroppo servito in un grosso bicchiere,  immaginò un rituale tutto torinese che prevedeva l'utilizzo delle sostanze che, molto calde, venivano servite in un piccolo bicchiere senza manico chiamato appunto "bicerin".


il bicerin



Ne nacquero 3 varianti: "pur e fur" l'attuale cappuccino, "pur e barba" caffè e cioccolato e "un poc 'd tut" con caffè cioccolato e panna miscelati sapientemente. Quest'ultima all'epoca era la formula più apprezzata che è diventata famosa col nome di bicerin.

Oggi entrando ci si immerge subito in un atmosfera di pieno '800 scoprendo un atmosfera rimasta se non identica molto simile a quella di duecento anni fa. 

Qui e soltanto qui è possibile sedersi laddove Cavour e Dumas erano soliti ordinare il "bicerin" originale con quel suo gusto amro ma nello stesso tempo di cioccolata caffe e crema di latte.  

Dopo "al Bicerin" dove nel negozio adiacente è possibile acquistare qualche leccornia da portarsi a csa come souvenir, ci so dirige verso piazza Castello vicino alla galleria Subalpina dove a pochissimi metri di distanza uno dall'altro  troviamo il "Baratti e Milano" ed il  "Caffe Mulassano".

Il Caffè "Baratti e Milano" venne fondato nel 1858 da Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano in via Dora Grossa angolo via Fabro ma soltanto nel 1875, con la costruzione della Galleria Industriale Subalpina i due soci trasferirono il caffè nell'attuale sede.

le vetrine all'interno della galleria Subalpina


Curiosa è la presentazione che il 4 Febbraio 1875 un giornale locale fa del Caffè: "...nella Nuova Galleria Subalpinaè stato inaugurato uno splendido negozio, che non ha pari  per ampiezza degli spazi, ricchezza e bellezza dei decori, completezza della gamma dei prodotti, tutti deliziosi".-

La guerre hanno danneggiato il locale ma questo fu restaurato rimanendo quasi intatto fino ai giorni nostri, tanto da meritare il vincolo di tutela sul locale e sugli arredi del Ministero dei Beni Culturali ed ambientali riconoscendone così il valore storico.

Al Baratti Milano, la fanno da padrone la pasticceria il cioccolato anche se è innegabile che, come Al bicerin ci si va per il bicerin... qui si viene per le caramelle.


Poco distante il Caffè Mulassano, ritrovo abituale dei nobili di casa Reale e di artisti del vicino teatro Regio, inaugurato nel 1907.

Il Mulassano



Nel 1925, i coniugi Nebiolo, rientrati dagli Staes, acquistarono il locale per  la somma di 300 mila lire. Intenzionati a migliorare gli affari, utilizzarono la macchine per fare i toast che si erano portati dall'America ed Onorino utilizzando lo stesso pane senza tostarlo, lo farcì inventando di fatto quelli che sarebbero diventati i tramezzini. Utilizzato come aperitivo e come piccolo spuntino, il nome tramezzino gli fu dato da Gabriele D'annunzio. Il locale fu venduto e conobbe un periodo di declino durante il periodo bellico e post bellico fino all'accurato restauro degli anni '70.
Il locale di 31 metri quadrati è costituito da un insieme di bronzo, legno ed ottone sapientemente integrati a giochi di specchi. Particolare è la fontanella in marmo e bronzo, posta sul bancone, che  fornisce un gradevole bicchierino di acqua prima del caffè.

Se al bicerin si va va per il bicerin, al Baratti per le caramelle, qui si viene per il salato: assolutamente imperdibile  l'assaggio di quelli al tartufo, all'aragosta e alla bagna cauda,

Girando sulla via Po, si raggiunge il caffè Florio, nato nel 1870, ed era considerato il più aristocratico di Torino. Lo frequentavano, diplomatici, nobili ed intellettuali e qui si formava l'opinione pubblica di Torino.

l'ingresso

Le frequentazioni di orientamento politico conservatore gli valsero il nome di caffè dei codini e dei Machiavelli. Il pezzo forte del locale è il gelato artigianale e poichè siamo a Torino  il vincente vincente è il gianduia, ma se vi capita un buon bicerin gustato seduti ai tavolini che danno sulla via Po, ha innegabilmente quell'affascinante  gustò retrò.-

Tornati in Piazza Castello e imboccata via Roma eccoci in Piazza San Carlo e ui bisogna fare una scelta: caffè Torino o caffè San Carlo.

Iniziamo dal caffè Torino da sempre simbolo della Torino bene, dell'eleganza e dell'impeccabile servizio.


l'ingresso

Aperto nel 1903, il fondatore decise di mettersi in competizione con glia altri caffè storici di Torino concependo un locale secondo il gusto dell'epoca. Frequentato da politici  artisti e poeti, negli anni '50 divenne luogo di ritrovo per gli attori del calibro di Macario, Valter  Chiari finao a Brigitte Bardot. La sosta alle vetrine, con caramelle dolci torte sapientemente confezionate, da sempre costituiscono tappa obbligata per i torinesi a passeggio e incredibile sorpresa per  i turisti.
In questo locale, dove il caffè assume un gusto particolare per i suoi  arredi e la sua storia, è possibile pranzare a tavolini che hanno ancora i profumi ed il sapore della belle epoque.-

Dalla parte opposta della piazza eccoci al Caffè San Carlo: fondato nel 1822 che puà vantare di essere stato il primo caffè in Italia ad avere luce e gas.

l'interno

Con le sue statue, i suoi marmi e le sue dorature  fu il salotto degli intellettuali che avevano forti sentimenti di patriottismo ed è considerata una delle roccaforti del Risorgimento. E' stato restaurato completamente nel 1979.-
Più volte chiuso, per attività sovversiva, era il luogo ideale per il ritrovo di docenti universitari, filosofi, politici, scrittori e giornalisti che qui potevano discutere i loro progetti ardimentosi per migliorare la situazione italiana.
Tra i frequentatori il giovane Gramsci, Dumas Crispi, Benedetto Croce e Giolitti. In questi locali, il Duca degli Abruzzi progetto la storica missione in Antartide.-

Qui ci si ferma per l'ambiente ma anche per gustarsi colazioni pranzi e paeritivi che hannop davvero pochi rivali.-

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